giovedì 4 giugno 2009

L’ITALIA DEL FISCO, DOVE I RICCHI SONO I PENSIONATI

Lo sciopero fiscale è stata la minaccia preferita dall’opposizione di destra contro i governi Prodi.
Se oggi esistesse un’opposizione vera, per prima cosa dovrebbe agitare la minaccia opposta.
Ovvero, una lotta senza quartiere agli scioperanti del fisco, che sono milioni e nella stragrande maggioranza votano a destra!
La pubblicazione annuale dei redditi fornisce un quadro di crescente illegalità di massa. L’ultima , relativa ai redditi 2006, dipinge l’Italia come una nazione di morti di fame!
Un italiano su tre non raggiunge la soglia tassabile dei 10mila euro di reddito annuo, uno su due non arriva ai 15mila euro!
Per fortuna esistono i pensionati, che se la spassano alla grande con 16.100 euro di reddito medio, nonché gli operai, gli insegnanti, gli impiegati statali e altre nicchie di benessere che sfondano il muro dei 21mila euro.
Esiste poi una piccola manciata di nababbi che denuncia 150mila euro lordi l’anno!
Grazie a queste poche categorie lo Stato riesce a sopravvivere.
Il 78% degli introiti fiscali, con i quali si fanno funzionare scuole, ospedali e si finanziano le opere pubbliche proviene dai lavoratori dipendenti. Com’è giusto, perche mentre operai e pensionati navigano nell’oro, ci sono milioni di professionisti, imprenditori e lavoratori autonomi che stanno tirando la cinghia nelle file delle mense della Caritas!
Albergatori che racimolano in media 6/7mila euro al mese, meccanici e idraulici ridotti a vivere con meno di 400 euro al mese. Se la cavano i poveri tassisti, che superano a malapena i 1.000 euro al mese, i gioiellieri che sfiorano i 2.000. Immobiliaristi e petrolieri, con 4.000 euro lordi al mese, possono invece aspirare a un tenore di vita modesto.
Come si vede, in Italia sono soprattutto i ricchi a piangere!
Questa situazione è figlia dell’attuale sistema di accertamento della capacità contributiva il quale assegna:
a chi svolge una attività indipendente, redditi forfettari, al di sotto di quelli veri,
( dal 40% al 70% di quello che si presume vero).
a chi esercita una attività da lavoro dipendente o pensionato accerta il reddito dalla busta paga o dal libretto di pensione e quindi al 100%.
Questo sistema produce: 130miliardi di euro di evasione fiscale e 35 miliardi di contributi previdenziali, la violazione dell’articolo 3 della Costituzione, sul principio di eguaglianza, e dell’articolo 53, sul principio di capacità contributiva e di progressività del sistema tributario nel suo complesso!
Per invertire questa situazione occorre, per accertare la capacità contributiva e dare progressività al sistema tributario nel suo complesso, applicare il sistema Costituzionale analitico/deduttivo/sistematico, ( somma di tutti i redditi, comunque conseguiti, deduzione , dal loro importo, di tutte le spese comunque fatte e sull’importo della loro differenza applicare la progressività Costituzionale con aliquote fiscali e scaglioni di reddito il più ravvicinati possibile in modo che rappresenti la spina dorsale del nostro sistema tributario).

giovedì 19 marzo 2009

IN QUALE STATO DI SALUTE SI TROVA LA COSTITUZIONE A 60 ANNI DALLA SUA PROMULGAZIONE?

Di : Innocenti Torelli Roberto,
Ha collaborato: Claudio Mazzoccoli


La risposta alla domanda del titolo si concentra nelle argomentazioni che seguono. Gli articoli della Costituzione citati nel contributo sono riportati in fondo.

La nascita della nostra Costituzione è avvenuta nelle 3 sottocommissioni, a volte anche in sottogruppi delle sottocommissioni, nelle commissioni dei diciotto, degli undici e dei 75 e nell’assemblea plenaria dell’assemblea Costituente.

Essa è frutto di un compromesso di altissimo profilo politico, morale e sociale e fu approvata dalla quasi totalità dei gruppi politici presenti in Assemblea Costituente, dai liberali fino ai comunisti e non approvata solo dai monarchici e dai fascisti dell’uomo qualunque!

I nostri Padri Costituenti vollero dare alla Costituzione ed ai diritti/doveri presenti nella sua prima parte, il carattere di norma programmatica:

la preminenza della legge Costituzionale sulla legge ordinaria impone al legislatore di seguire, nella legge ordinaria, le direttive tracciate dalla Costituzione, e quindi i Costituenti hanno voluto, essi, segnare la strada per la legislazione degli anni avvenire, proiettando così verso il futuro la loro aspirazione a riforme sociali.

L’articolo 2 rappresenta una evidente proclamazione di quelle aspirazioni, in quanto riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona umana. Di conseguenza, l’arbitrio del legislatore resta circoscritto. Non spetta a lui stabilire quali diritti debbano ritenersi essenziali e quali no, quali si possono riconoscere e quali negare. L’articolo 2, dopo avere proclamato i diritti inviolabili, richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Vi è quindi uno stretto collegamento tra i diritti e i doveri, di cui è ovvio l’alto significato morale, specie con riferimento a ben note tendenze, in cui, accanto alla rivendicazione di sempre maggiori diritti, si assumono posizioni di costante contestazione di fronte ad ogni richiesta di maggiori obblighi.

Il pieno sviluppo della persona umana si realizza con il riconoscimento e l’attuazione effettiva di tali diritti : libertà dal bisogno e quindi della necessità del diritto/dovere al lavoro e di una retribuzione tale da rendere autonoma e libera, per una vita dignitosa, la persona umana.

Diritto effettivo all’istruzione e darne di più a chi ne ha più bisogno, per eliminare in radice quelle disuguaglianze sostanziali che, anche oggi, esistono fra le persone e che ne limitano di fatto l’autonomia e la libertà.
Il grande Norberto Bobbio ha scritto; “libero non è colui che ha un diritto astratto senza il potere di esercitarlo, bensì colui che oltre al diritto ha anche il potere di esercizio”. Diritto all’assistenza ed alla previdenza, diritto al riposo, diritto alla sicurezza. I nostri Padri Costituenti hanno riconosciuto l’anteriorità della persona umana rispetto allo Stato e lo Stato deve intervenire laddove l’individuo non riesce a garantire i diritti effettivi!
Quindi la Repubblica ha il compito di promuovere le condizioni per rendere effettivi questi diritti e tutti gli altri presenti nella prima parte della Costituzione.

L’articolo 2 della Costituzione garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, e per questi rimanda all’articolo 23 per le prestazioni patrimoniali. Per queste, a sua volta, l’articolo 23 cita all’articolo 53.

L’articolo 53 infine, per dare applicazione alle volontà dei nostri Padri Costituenti, cita la legge delega di riforma tributaria 825 del 1971, a firma di Luigi Preti e Ferrari Aggradi, istitutiva dell’IRPEF e dell’IVA che nei suoi criteri direttivi ordinava ai governi di emanare le leggi normative con le quali introdurre il sistema analitico per accertare la “capacità contributiva effettiva, dando così la progressività al sistema tributario nel suo complesso”.

Questi criteri direttivi della legge delega 825 sono rimasti vanificati dalla legge 600 di Bruno Visentini del 1973 e dalle leggi normative che sono seguite, ossia dalla legge 917/86 testo unico imposte dei redditi e seguenti.

L’articolo 2 poi si collega all’articolo 3 della Costituzione: “E’compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando, di fatto, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

I nostri Padri Costituenti hanno voluto dare, con i primi articoli della Costituzione, delle direttive, indicate al legislatore, un solco in cui egli doveva camminare e come affermazione della finalità cui la democrazia doveva sfociare e cioè verso l’uguaglianza sociale.
I primi articoli, infatti, specificano come questi diritti inviolabili della persona umana devono essere effettivi. Il Giurista ed il Legislatore pertanto non possono interpretare o derogare le chiare direttive Costituzionali. La non applicazione dell’articolo 53 vanifica i diritti effettivi citati negli articoli 2 e 3 e seguenti; le vicende politiche giornaliere, le crescenti e plateali disuguaglianze economiche e sociali dei cittadini ne sono la clamorosa testimonianza.
La conoscenza degli atti dei nostri Padri Costituenti, l’esperienza effettiva della vita economica quotidiana porta ad affermare che le attuali normative tributarie riferite agli artt. articoli 3 e 53 sono anticostituzionali.
Infatti, i legislatori, rinunciando all’accertamento delle capacità contributive nella loro effettiva consistenza (On. Scoca, Ass. Costituente) hanno rinunciato anche a dare progressività al sistema tributario nel suo complesso (On. Ruini, Ass. Costituente) e quindi reso vani i diritti contenuti nella prima parte della Costituzione!
I governi ci dicono di non poter garantire i diritti Costituzionali a causa di scarse risorse finanziarie e che ciò è dovuto a contribuenti che non fanno il loro dovere evadendo i tributi dovuti in modo massiccio. Ma questa situazione è sancita e permessa dall’attuale legislazione che violando gli articoli 3 e 53 non osserva il dettato Costituzionale.
L’attuale legislazione fa pagare le tasse ad alcune categorie su una “parte forfetaria e non nell’effettiva misura dei loro redditi” mentre altre categorie pagano le tasse sui “loro redditi nell’ effettiva misura” e non sono certamente le deduzioni o le detrazione forfetarie ad eliminare la disuguaglianza fra i contribuenti come le tabelle annuali dei vari redditi dimostrano così chiaramente.
Quando alcuni personaggi politici fanno appelli a non mettere in contrapposizione fra di esse le categorie di contribuenti, prima dovr ebbero verificare se anche essi non abbiano votato le leggi che in perfetta continuità con lo statuto albertino mettono in contrapposizione queste categorie; dalla legge 600/73 a tutte quelle seguenti fino alla 917/86 e ancora a quelle seguenti.

Sono proprio i redditi forfetari insieme a deduzioni o detrazioni forfetarie senza alcuna documentazione fiscale a determinare la colossale evasione fiscale lamentata dai governi.

Giacomo Vaciago, ad un convegno del settembre 2007, affermava: “… tutti i teoremi che abbiamo dimostrato sui pregi di una economia di mercato, assumono che la gente paghi le tasse. Il problema politico è come si passa ad un nuovo equilibrio partendo dall’attuale scadente equilibrio, quello nel quale c’è una nobile gara ad evadere. In venti anni, non sono mai riuscito ad avere tutte le fatture ogni volta in cui ho avuto lavoratori autonomi in casa; una fatica! Quasi mai è totale la quantità di fatture che riesco a portare a casa anche quando posso dedurre il 36%”.

Il Ministro Visco, sempre al convegno di settembre 2007, ha fatto questa constatazione:
L’evasione fiscale dell’IVA coinvolge tutti i consumatori, l’evasione fiscale IRPEF i lavoratori indipendenti e dipendenti (questa ultima resa possibile dalle casseforti “NERE” dei lavoratori indipendenti), piccole, medie e grandi imprese evadono. Noi possiamo aggiungere a questo l’evasione fiscale dei grandi capitali e l’evasione “TACITA” per le rendite finanziarie tassate al 12,5% ! PROPRIO UN BEL SISTEMA TRIBUTARIO! ANTICOSTITUZIONALE! MA A CHI PIACE? Sicuramente ai soliti ignoti!
Sia a Vaciago che a Visco forse, sfuggono, o non le conoscono affatto, le volontà dei nostri Padri Costituenti i quali ci indicarono di accertare la capacità contributiva effettiva e non forfetaria e che il sistema tributario è informato al criterio della progressività nel suo complesso e che per ottenere l’effettività di questi due principi occorre applicare il sistema analitico deduttivo sistematico sia per i redditi globali personali comunque conseguiti sia per tutte le spese e gli oneri fiscali comunque pagati e sull’importo della loro differenza applicare una progressività tale da rappresentare la spina dorsale del nostro sistema tributario. Progressività con scaglioni di reddito ed aliquote che la legge delega 825/71 ci raccomandava, e che non rappresenta in alcun modo aspetti di confisca della ricchezza!
L’ex vice-ministro Visco sostiene che il sistema analitico e Costituzionale comporterebbe una soprafatturazione dei costi determinando il crollo delle entrate. Ma chi si divertirebbe ad aumentare i propri redditi imponibili emettendo fatture false per diminuire i redditi imponibili di altri contribuenti?
Come chi, procurandosi da tipografi compiacenti blocchi di false fatture con numerazioni false, le intesta a nomi di fornitori inventati, consegnando in questo modo alla guardia di finanza lo strumento del controllo incrociato in quanto ciò che appare nella dichiarazione dei redditi di chi deduce importi falsi questi importi non appariranno certamente nella dichiarazione dei redditi di chi, in questi casi, non vende. E’questo il modo per rendere finalmente efficaci i controlli incrociati tributari in quanto i documenti devono essere in mano sia di chi vende ed addiziona, sia in mano di chi acquista e deduce, ciò che oggi non è possibile fare in quanto i documenti fiscali al massimo sono in mano solo di chi vende e molto,molto, ma molto spesso in mano di nessuno!

Nel libro FISCO: LA COSTITUZIONE TRADITA- Editore Pagnini, scritto non solo per i lavoratori dipendenti ma per tutti i democratici che hanno le loro radici nell’Antifascismo, nella Resistenza e nella Costituzione, non vengono messe in contrapposizione le varie categorie di contribuenti ma viene messo sotto accusa l’attuale modo di calcolo della capacità contributiva che contrappone, appunto, le categorie di contribuenti.

Rendendo la parola ai nostri Padri Costituenti è stato messo in evidenza che è interesse di tutti i cittadini uscire da questa, anticostituzionale, situazione ed entrare nella legalità Costituzionale!
I nostri Padri Costituenti in uno dei quattro articoli aggiuntivi in materia tributaria, poi confluiti in un unico articolo, il 53, con la firma, fra gli altri, dell’On. le Ezio Vanoni chiedevano che: “tutti quanti,anche gli stranieri, partecipano alla vita economica, sociale o politica dello Stato sono tenuti al pagamento dei tributi in rapporto alla sua capacità contributiva effettiva, salvo le esenzioni e le prerogative previste dalle leggi”. Dunque redditi effettivi per uscire dalla filosofia dello statuto albertino e non forfetari, concordati con le associazioni di categoria, che invece rappresentano la continuità con esso.
“Il fenomeno dell’evasione fiscale oggi si verifica su di una scala preoccupante e compromette un’equa ripartizione dei carichi tributari. In una simile situazione la pressione tributaria diviene vessatoria e veramente insopportabile per gli onesti e per le categorie dei contribuenti che non possono sfuggire all’esatta determinazione dell’imposta per motivi tecnici ”.
Questa affermazione che possiamo benissimo ascoltare di continuo, invece è del Costituente Ezio Vanoni nel 1949 poco dopo la promulgazione della Costituzione !

Ascoltiamo sempre i vari “Dotti”sul tema tasse:

Molti di loro sostengono che l’evasione fiscale è dovuta dalle aliquote impositive troppo alte:
A sentire queste affermazioni sembrerebbe che quando le aliquote impositive erano basse l’evasione fiscale non esisteva. Per questo è citata la frase del Vanoni! Comunque la risposta era ed è: per tutto l’anno la filiera dalla produzione alle varie intermediazioni alla commercializzazione dei beni di consumo e nei servizi comprava e vendeva come pure oggi (50% con – 50% senza, oppure 100% senza…naturalmente senza fattura ) tanto che a fine anno chiedevano e chiedono ancora oggi false fatturazioni perché oggi come allora sono troppo al di sotto dei redditi concordati. (Ieri redditi concordati con l’ufficio delle imposte, poi minimum-tax, coefficienti, parametri, oggi studi di settore oppure forfetini … e vengono proposti anche i forfetoni).

C’è chi chiede una minore progressività impositiva e chi chiede il quoziente familiare. Altri di loro chiedono di passare dalla tassazione della persona alla tassazione delle cose.

Cioè spostare il carico fiscale dalle imposte personali e progressive a quelle proporzionali sui consumi beni e servizi cioè l’esatto contrario delle volontà dei nostri Padri Costituenti.
Chi chiede la proporzionalità dell’imposizione. Non c’è nessuno che chieda il sistema analitico deduttivo sistematico Costituzionale. Occorre ricordare che non ci può essere Democrazia se il fisco non è Democratico. Il fisco non può essere usato come una leva per la ricerca del consenso politico ed elettorale perché questo concetto è l’esatto contrario dello stato di diritto. Il fiscal drag, per cui l’aumento dei prezzi ed in particolare quelli dei prodotti petroliferi produce automaticamente un aumento del gettito fiscale derivante, senza una delibera del Parlamento ha ben pochi numeri per essere giudicato democratico e costituzionale!
Infatti viene violato l’art. 23 della Costituzione. Se poi in relazione a questi aumenti dei prezzi il fisco non accerta il variare dei redditi, allora non osserva neppure la regola Costituzionale di far pagare le tasse secondo la propria capacità contributiva applicando ad essa la progressività del sistema tributario nel suo complesso!

Facciamo un esempio! Noi tutti sappiamo che l’aumento dei prezzi di molti consumi, beni e servizi dovuto al fatto che le vecchie 1.000 lire sono diventate 1 euro ha di fatto trasferito, come ha avuto modo di dire in molti suoi interventi il segretario generale UIL, Luigi Angeletti, centinaia di miliardi di euro dai possessori di redditi fissi ai possessori di redditi indipendenti.
Quindi i possessori dei redditi indipendenti con questi aumenti dei prezzi hanno avuto una maggiore ricchezza, un maggiore potere di acquisto e quindi una maggiore capacità contributiva ma avendo redditi forfetari oppure da studi di settore questi maggiori ricavi non sono stati registrati dal sistema tributario e quindi su questa maggiore ricchezza non ci hanno e non ci pagano le tasse!
Invece i redditi fissi che hanno subito gli aumenti dei prezzi, hanno minore potere di acquisto, e lo vediamo con la contrazione degli acquisti mettendo in difficoltà il sistema produttivo, ed una minore capacità contributiva ma per il fisco hanno la stessa capacità contributiva per cui i redditi fissi pagano le tasse, sugli importi dell’aumento dei prezzi, al posto di chi ha aumentato la sua ricchezza cioè i possessori dei redditi indipendenti. (Al danno segue sempre la beffa !!).

Cosa vi è di costituzionale in tutto questo? Ai “dotti” la risposta!
Silvio Spaventa in un suo fondo su Repubblica denunciava la forte regressività che producono le tasse indirette che colpiscono pesantemente i redditi medio/bassi e i disoccupati mentre i redditi medio/alti nemmeno se ne accorgono creando una grave ingiustizia! Poi si domandava come lo Stato potesse intervenire per sanare questa ingiustizia!
Sarebbe bastato che Silvio Spaventa conoscesse le volontà dei nostri Padri Costituenti i quali avevano espresso la volontà che tutto il sistema tributario fosse informato al criterio della progressività e per questo le tasse indirette avrebbero dovuto trovare la loro progressività in sede di calcolo del reddito globale personale effettivo e dove gli imponibili avrebbero dovuto subire un accertamento nella loro consistenza effettiva.

Tito Boeri ci dice che il valore globale delle entrate tributarie ammonta a 490 Miliardi di cui
i due terzi sono tasse proporzionali ed un terzo quelle personali progressive , già questo ci dice che le volontà dei nostri Padri Costituenti non sono rispettate.

Coloro per i quali, i mutamenti delle situazioni politiche opererebbero per la Costituzione di fatto e l’accantonamento di quella di diritto, non si accorgono che in questo modo essi postulano, in fondo, la consacrazione di uno stato di cose: il centralismo, il super-potere dei partiti, il parlamentarismo formalistico e dissolutore , in una parola per una dittatura informe e larvata, che è appunto uno degli aspetti tenuti presenti dai Costituenti quando elaborarono e consegnarono alla storia un tipo di Costituzione destinato ad evitare qualsiasi forma di organizzazione statale e di governo che serbasse sia pure in nuce i germi dell’autocrazia, ed a realizzare per contro la libertà.

A questo punto potrebbe tuttavia apparire logica la considerazione che l’esistenza di una Costituzione di fatto diversa e talvolta contrastante con quella scritta dimostra la scarsa vitalità di quest’ultima. Nulla di più fallace. Il ragionamento può valere per una Costituzione posta in atto e fallita ai suoi scopi, ma non per una Costituzione decretata e deliberatamente non ancora attuata!
In conclusione l’impianto Costituzionale in materia fiscale è solido. Non altrettanto si può dire per quanto riguarda la legislazione, farraginosa, contraddittoria, discriminatoria non sorretta da linee guida precise, sostanzialmente iniqua; e a maggiore ragione per quanto riguarda la volontà politica, subordinata agli interessi di grandi gruppi industriali, restia a sopprimere privilegi, ancorata a pratiche di sottogoverno difficili da estirpare, incapace di affrontare in una visione complessiva i problemi, deviata dalla demagogica sirena di “ non metter le mani nelle tasche dei contribuenti”.
Queste riflessioni ci dicono che oggi la nostra Costituzione si trova in un cattivo stato di salute!

APPENDICE
Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 23. Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

giovedì 29 gennaio 2009

Relazione del Professore Umberto Allegretti sull'Articolo 53 della Costituzione in relazione agli articoli 2 e 3

Significati di capacità e di contributivaSignificati di capacità e di contributiva

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CIRCOLO DI STUDIO SULLA COSTITUZIONE

CONIUGARE GLI ARTT. 2 E 3 E SEGUENTE CON L’ART. 53”

RELATORI: PROF.re UMBERTO ALLEGRETTI / PROF.ssa. CORSI CECILIA

PARLIAMO DEI PRINCIPI ED I VALORI DEI NOSTRI COSTITUENTI CON I QUALI VENNE FORMULATO ED APPROVATO L’ART. 53 NELLA GIORNATA

DEL 23 MAGGIO 1947

DAL VERBALE DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE

On.le SCOCA: relatore, ( Vice Ministro delle finanze del 1°Governo DE GASPERI )

“il nostro sistema tributario è informato al criterio della proporzionalità, se poi consideriamo che più dei tributi diretti rendono i tributi indiretti e questi attuano una progressione a rovescio, in quanto, essendo stabiliti prevalentemente sui consumi gravano maggiormente sulle classi meno abbienti, si vede come in effetti la distribuzione del carico tributario avvenga non già in senso progressivo e neppure proporzionale, ma in senso regressivo che per una Costituzione come la nostra che vuole essere di equità sociale, fiscale e di solidarietà rappresenta una grave ingiustizia a danno delle classi più povere, questa ingiustizia deve essere eliminata in sede di accertamento del reddito globale personale, ciò significa che l’onere tributario complessivo gravante su ciascuno risulti informato al criterio della progressività”.“Se esaminiamo la nostra legislatura, accanto alle normali leggi di imposta ci sono eccezioni, troppe differenze di trattamento tra classi di cittadini ed altri classi, tra varie categorie di contribuenti, lesive del principio di uguaglianza e di solidarietà sociali presenti in questa prima parte di Costituzione. Queste gravi mende della nostra legislazione vanno eliminate con una radicale riforma tributaria”.

1° COMMA ART. 53 (CAPACITA’ CONTRIBUTIVA)

ARTICOLO AGGIUNTIVO DEGLI ON.li:

Castelli, Vanoni, Marazza,Vicentini, Martinelli, Arcaini , Cavalli, Mannironi, Avanzini, Firrao, Cremaschi, Franceschini, Ferreri, Sampietro, Balduzzi, Bertola.“Tutti quanti partecipano alla vita economica, sociale o politica dello Stato sono tenuti al pagamento dei tributi in RAPPORTO ALLA LORO EFFETTIVA CAPACITÀ CONTRIBUTIVA, salvo le esenzioni e le prerogative previste dalle leggi.

N.B. LA FINANZIARIA 2008 PREVEDE CHE PER I REDDITI INDIPENDENTI FINO A 30.000 EURO CI SARA’ UN PRELIEVO FORFETARIO IRPEF/IRAP/IVA DEL 20%

VIOLANDO COSI’ L’ART. 3 E L’ART. 53 (TANTO PER LA LEGALITA’COSTITUZIONALE)

ON. LE SALVATORE SCOCA ( RELATORE)

“Il mio articolo aggiuntivo originario accennava espressamente alla necessità che a tutti i cittadini venga assicurata la disponibilità del reddito minimo necessario alla esistenza; ed anche su questo credo che ci sia la concorde adesione di tutte le parti di questa Assemblea. Non si può negare che il cittadino, prima di essere chiamato a corrispondere una quota parte della sua RICCHEZZA allo Stato, per la soddisfazione dei bisogni pubblici, deve soddisfare i bisogni elementari di vita suoi propri e di coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere. Da ciò discende la necessità della esclusione dei redditi minimi dalla imposizione; minimi che lo Stato ha interesse a tenere sufficientemente elevati, per consentire il miglioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti, che contribuisce al miglioramento morale e fisico delle stesse e in definitiva anche all’aumento della loro capacità produttiva. Da ciò discende pure che debbono essere tenuti in opportuna considerazione i CARICHI DI FAMIGLIA DEL CONTRIBUENTE. Sono, questi, ASPETTI caratteristici di quella CAPACITÀ CONTRIBUTIVA, che la formulazione CONCORDATA dell’articolo aggiuntivo, PONE A BASE DELL’IMPOSIZIONE.

Possiamo mantenere le imposte dirette reali (E SI DEBBONO MANTENERE ALMENO COME NECESSARIA BASE DI ACCERTAMENTO DELL’IMPOSTA PERSONALE


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CHE COLPISCE IL REDDITO COMPLESSIVO DEL CITTADINO) purchè si attui una riduzione notevolissima delle aliquote, e si DETERMININO GLI IMPONIBILI NELLA CONSISTENZA EFFETTIVA”.


N.B. L’ATTUALE SISTEMA TRIBUTARIO ACCERTA LA CAPACITA’CONTRIBUTIVA NON NELLA CONSISTENZA EFFETTIVA PER I REDDITI INDIPENDENTI E NELLA CONSISTENZA EFFETTIVA PER I REDDITI FISSI. VIOLANDO L’ART. 3 E L’ART. 53 DELLA COSTITUZIONE

MEUCCIO RUINI, Pres della commissione dei 75:

Accettiamo il criterio della CAPACITÀ CONTRIBUTIVA CHE L’ON. le CASTELLI HA PROPOSTO. Lo statuto Albertino parla di averi, la nostra Costituzione accoglie la formula, tecnicamente preferibile, di “capacità contributiva”(On.le Lelio Basso). Tale formula contiene già in germe l’idea delle limitazioni e delle esenzioni per il fatto che colui il quale dovrebbe contribuire non ha capacità contributiva, idea a cui ha dato risalto l’ON: SCOCA. La proposta dell’ ON. SCOCA è larga e ingegnosa, e comincia appunto contemplando le esenzioni per lasciare ai cittadini un minimo necessario al soddisfacimento delle esigenze inderogabili della vita. Ma vi sono anche altre esenzioni ( ad esempio quelle pei primi anni nella costruzione di case) che possono essere suggerite da altri criteri, nell’interesse stesso di accumulare materia imponibile.

2° COMMA ART. 53 DELLA COSTITUZIONE

PROGRESSIVITA’ DEL SISTEMA TRIBUTARIO NEL SUO COMPLESSO

SALVATORE SCOCA

La regola della progressività deve essere effettivamente operante; e perciò nella primitiva formulazione dell’articolo aggiuntivo da me proposto avevo detto che il concorso di tutti alle spese pubbliche deve avvenire in modo che l’onere tributario complessivo gravante su ciascuno risulti informato al criterio della progressività. Ciò significa che la progressione applicata ai tributi sul reddito globale o sul patrimonio dev’essere tale da correggere le iniquità derivanti dagli altri tributi, SPECIALMENTE QUELLI SUI CONSUMI.

Intanto ho accettato la più sintetica nuova formulazione del capoverso dell’emendamento concordato: <> in quanto gli attribuisco la stessa portata e lo stesso contenuto.

Naturalmente, con questa enunciazione non vogliamo dire, ne lo potremmo, che tutte indistintamente le imposte debbono essere progressive, perché ben sappiamo come ciò sarebbe impossibile o scientificamente errato; perché ben sappiamo che la progressione non si addice alle imposte dirette reali e può trovare solo inadeguata e indiretta applicazione nelle imposte sui consumi e nelle imposte indirette in generale. Resta tuttavia fermo che il sistema tributario nel complesso deve essere informato al criterio della progressività, nel modo concreto che ho chiarito. Io penso che l’Assemblea sia di accordo con ciò perché le Assemblee politiche non si lascino deviare, dalle preoccupazioni scientifiche o pseudo scientifiche degli studiosi, su questo argomento. Da un punto di vista scientifico (se di scientifico c’è qualcosa nella materia finanziaria, o nella scienza delle finanze) si può dimostrare, come è stato dimostrato, che, pur partendo dallo stesso principio, è possibile giungere sia alla regola della proporzionalità (ALDO MORO n.d.r.) che a quella della progressività.

Ma lasciandoci guidare da un sano realismo, non si può negare che una Costituzione la quale, come la nostra, si informa a principi di


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democrazia e di solidarietà sociale, debba dare la preferenza al principio della progressività.

N.B. L’ATTUALE LEGISLAZIONE NON OSSERVA IL PRECETTO DEL 2° COMMA INERENTE LA PROGRESSIVITÀ DEL SISTEMA TRIBUTARIO NEL SUO COMPLESSO, ( IRPEF, IVA ED ALTRE TASSE DIRETTE).

MEUCCIO RUINI, Pres. commissione dei 75

La nostra commissione non ha creduto necessario determinare nella Carta concetti che sono già acquisiti e molto ovvi. Ma ora sono state fatte varie proposte di norme: la Commissione non ha nessuna difficoltà a prenderle in considerazione.

V’è in primo luogo quella dell’On.le Meda, ed egli ha pienamente acceduto al nostro punto di vista, che non tutti i tributi diretti possono essere applicati con il metodo della progressività. D’altra parte, se ai singoli tributi non si addice il metodo della progressività, si può e si deve tener presente complessivamente tale criterio. La proposizione dell’On.Meda, non esatta se si riferisce alle sole imposte dirette diventa ammissibile se si riferisce al sistema tributario nel suo complesso. L’On.le Scoca nella sua alta competenza ha voluto richiamare il criterio della progressività; ma ha tenuto conto che non si può applicare, come abbiamo visto, a TUTTI I SINGOLI TRIBUTI; ed è ricorso alla formula che L’ONERE COMPLESSIVO DEI TRIBUTI CHE GRAVANO SU OGNI CITTADINO SIA PROGRESSIVO. Criterio esatto: ed in sostanza equivalente all’altro, su cui proponenti e Commissione si sono accordati, CHE IL COMPLESSO DEL SISTEMA TRIBUTARIO SIA INFORMATO A PROGRESSIVITÀ. In complesso la disposizione che ora vi leggerò, che è stata concordata con i tre proponenti sotto gli auspici della commissione è questa:“ tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. E’ una espressione di stile Costituzionale,una disposizione democratica, e non crea difficoltà pratiche per le assemblee politiche di applicazione e nessuna dubbiezza.

N.B. LA FORMULA “ L’ONERE COMPLESSIVO DEI TRIBUTI CHE GRAVANO SU OGNI SINGOLO CITTADINO SIA PROGRESSIVO” NON VIENE RISPETTATA DALL’ATTUALE LEGISLATURA IN QUANTO NON VIENE RICHIESTA LA SOMMA DI TUTTI I SINGOLI TRIBUTI CHE PAGHIAMO GIORNALMENTE, PER RENDERLI PROGRESSIVI IN BASE AL REDDITO EFFETTIVO, IN SEDE DI DICHIARAZIONE DEI REDDITI GLOBALI PERSONALI.

ANCORA L’ON.LE SCOCA

ALLEGGERENDO LA PRESSIONE DELLE IMPOSTE PROPORZIONALI, CHE COLPISCONO LE VARIE SPECIE DI REDDITI, AVREMO MARGINE PER COLPIRE UNITARIAMENTE E PROGRESSIVAMENTE IL REDDITO GLOBALE PERSONALE.

GAETANO STAMMATI

In preparazione della futura legge delega 825 per la riforma tributaria Gaetano Stammati in “rapporti sociali ed economici”edito da UIL nel 1968 sosteneva:

“la scelta del reddito effettivo come oggetto dell’imposizione risponde al desiderio di evitare salti di imposta od eccessi di imposizione”. questa scelta si collega al metodo di accertamento, per cui dovendosi procedere all’identificazione del reddito effettivo si rende necessario sostituire al procedimento sintetico ed induttivo (adottato con larghezza, per il passato, dall’amministrazione finanziaria e, purtroppo, non ancora abbandonato dalla prassi degli uffici) il procedimento analitico deduttivo sistematico, ripudiando (come si legge nella relazione ministeriale del 1951 del Vanoni) <quel largo empirismo dominante> allora (ed oggi) nella nostra prassi fiscale.

N.B. Questi principi Costituzionali furono recepiti dalla legge delega 825/71(Luigi Preti Costituente) ma disattesi dalla legge 600 (Visentini) e da quelle seguenti (TUIR legge 917/86).

Al termine della discussione, constatato l’inosservanza dei principi Costituzionali inerenti agli artt. 3 e 53, il Prof.re UMBERTO ALLEGRETTI cita l’art. 137 della COSTITUZIONE per il giudizio di illegittimità Costituzionale delle leggi.


sabato 18 ottobre 2008

Lettera di Piero Calamandrei (1950)

«Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico»

venerdì 17 ottobre 2008

giovedì 16 ottobre 2008


LA COSTITUZIONE ITALIANA
DIRITTI E DOVERI INVIOLABILI DEI CITTADINI

LA REPUBBLICA RIMUOVE GLI OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE CHE IMPEDISCONO (ART. 3)

1) DI ASSICURARE IL LAVORO A TUTTI I CITTADINI RETRIBUITO IN MODO DA ASSICURARE A LORO ED ALLA SUA FAMIGLIA UNA ESISTENZA LIBERA E DIGNITOSA.
2) LE PARI OPPORTUNITA' AFFINCHE' SIA ASSICURATO ANCHE ALLE PERSONE MENO ABBIENTI LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE E CULTURALE.
3) PARI DIGNITA' DAVANTI ALLA LEGGE.
4) LA PROMOZIONE ED IL RICONOSCIMENTO DELLA FAMIGLIA COME SOCIETA' NATURALE FONDATA SUL MATRIMONIO.
5) ALLA FAMIGLIA IL DIRITTO/DOVERE DI EDUCARE E ISTRUIRE I FIGLI ANCHE SE NATI FUORI DAL MATRIMONIO E DI RICEVERE MISURE ECONOMICHE PER IL LORO SVILUPPO E PER ALTRI CARICHI SOCIALI.
6) IL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE E ALL'ASSISTENZA SANITARIA.
7) LA LIBERTA' ALL'INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA CHE NON CONTRASTI CON L'UTILITA' SOCIALE CON LA LIBERTA' E LA DIGNITA' UMANA.
8) LA FORMAZIONE DEL RISPARMIO (NON POSSIAMO ESSERE TASSATI PRIMA DELLA SUA FORMAZIONE, ON. SCOCA ASSEMBLEA COSTITUENTE 23 MAGGIO 1947).
9) IL DOVERE DI TUTTI (COMPRESI GLI STRANIERI) DI CONTRIBUIRE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA PROPRIA CAPACITA' CONTRIBUTIVA. TUTTE LE TASSE, NEL SUO COMPLESSO, RISPETTINO IL CRITERIO DELLA PROGRESSIVITA' (ART. 53).

QUESTO ULTIMO ARTICOLO NON ESSENDO STATO ATTUATO
IMPEDISCE DI RIMUOVERE GLI OSTACOLI DEFINITI DALL'ART. 3 DELLA COSTITUZIONE
PRODUCENDO 200 MILIARDI DI EURO DI EVASIONE FISCALE.
L'ATTUALE MODO DI CALCOLO DELLA CAPACITA' CONTRIBUTIVA PRIVILEGIA I REDDITI INDIPENDENTI RESI IPOTETICI DAGLI STUDI DI SETTORE (SISTEMI INDUTTIVI)

VEDIAMO PERCHE'

L'ATTUALE SISTEMA DI TASSAZIONE SU BENI E CONSUMI AVVANTAGGIA I REDDITI MEDIO-ALTI. ESSENDO L'IVA AD ALIQUOTA UNICA COLPISCE IL REDDITO IN MODO REGRESSIVO E NON PROGRESSIVO COME PREVISTO DALL'ART. 53 DELLA COSTITUZIONE (ON. SCOCA ASSEMBLEA COSTITUENTE 23 MAGGIO 1947)

ESEMPIO

UNA PERSONA CONSUMA IN UN ANNO 2.400 EURO DI BENZINA COSI' SUDDIVISA (960 EURO DI BENZINA E 1440 DI TASSE). Le tasse su un reddito di 14.400 euro rappresentano il 10% mentre un'altra persona con lo stesso consumo di benzina con un reddito di 28.800 euro rappresentano il 5%.
CIO' DIMOSTRA COME I REDDITI MEDIO BASSI, CON QUESTO METODO DI TASSAZIONE ANTICOSTITUZIONALE SIANO GRAVEMENTE DANNEGGIATI. (ON. SCOCA ASSEMBLEA COSTITUENTE 23 MAGGIO 1947).
QUESTO ESEMPIO VALE PER TUTTI GLI ACQUISTI SIANO ESSI BENI O SERVIZI.
PER AVERE LA PROGRESSIVITA' COSTITUZIONALE DI TUTTE LE TASSE PER POTERE ESERCITARE I DIRITTI COSTITUZIONALI SOPRA DESCRITTI OCCORRE DEDURRE DAL REDDITO LORDO, IN SEDE DI CALCOLO DI REDDITO GLOBALE, TUTTE LE SPESE SOSTENUTE E DOCUMENTATE DAI RELATIVI DOCUMENTI FISCALI, ED ESSERE TASSATI, COSI', CON LA PROGRESSIVITA' PIU' GRADUALE POSSIBILE IN MODO CHE ESSA DIVENTI LA SPINA DORSALE DEL NOSTRO SISTEMA TRIBUTARIO. COSI' OTTERREMO:
1) LA VERA EQUITA' FISCALE. 2) DICHIARAZIONI DEI REDDITI CON RICAVI E COSTI VERI PERCHE' ESSI SARANNO SCRITTI SIA NELLE DICHIARAZIONI DI CHI VENDE SIA IN QUELLE DI CHI ACQUISTA. 3) LO STATO DI DIRITTO DELLA PERSONA NON PIU' SOGGETTA A RICATTI SIA ECONOMICI CHE POLITICI.
4) L'EMERSIONE DI TUTTA L'EVASIONE FISCALE UNICA CONDIZIONE PER DIMINUIRE LA PRESSIONE FISCALE E RENDERE I CITTADINI RESPONSABILI E FIDUCIOSI NEI CONFRONTI DEL FISCO E DELLA CLASSE POLITICA.

mercoledì 10 settembre 2008

ESEMPIO DI PROGRESSIVITA'


(CLICCARE SOPRA L'ESEMPIO PER INGRANDIRLO)
COME POSSIAMO VEDERE IL GETTITO ERARIALE TOTALE RIMANE INVARIATO
MA APPLICANDO……….
LA PROGRESSIVITA’COSTITUZIONALE NEL SUO COMPLESSO IL REDDITO MAGGIORE PARTECIPA ALLE SPESE PUBBLICHE CON UN MAGGIORE CONTRIBUTO DI EURO 150,
MENTRE, IL REDDITO MINORE PARTECIPA CON UN MINORE CONTRIBUTO DI EURO 150
ED ABBIAMO RISPETTATO………….
IL PRINCIPIO COSTITUZIONALE DELLA PROGRESSIVITA’DELL’IMPOSIZIONE

PER RENDERE EFFETTIVO QUESTO DIRITTO COSTITUZIONALE
OCCORRE CONOSCERE L’IMPORTO COMPLESSIVO DELLE IMPOSTE INDIRETTE PAGATE NEL CORSO DELL’ANNO ( IVA ED ALTRI TRIBUTI) ED OCCORRE CHE I CITTADINI SIANO IN POSSESSO DI TUTTI I DOCUMENTI COMPROVANTI TALI IMPORTI ( SPESE + TRIBUTI).
LA PRESENZA DI TALI DOCUMENTI IN SEDE DI DENUNCIA DEI REDDITI PERMETTERA’IL RECUPERO DELL’EVASIONE FISCALE E L’AFFERMAZIONE DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI DELLA “CAPACITA CONTRIBUTIVA E DELLA PROGRESSIVITA’DEL SISTEMA TRIBUTARIO NEL SUO COMPLESSO”( ON. li SCOCA SALVATORE E MEUCCIO RUINI -ASSEMBLEA COSTITUENTE 23 MAGGIO 1947-)
CIOE’,
COME DICEVA L’ON. SALVATORE SCOCA:
ALLEGGERIRE, IN SEDE DI CALCOLO DEL REDDITO GLOBALE PERSONALE COMUNQUE CONSEGUITO, I TRIBUTI PROPORZIONALI ( OGGI L’IVA ED ALTRE ), IN MODO DA CORREGGERE LA GRAVE INGIUSTIZIA CHE ESSI PROVOCANO NEI CONFRONTI DEI REDDITI MEDIO BASSI.